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Il Progetto "Treno della Memoria" Sostenuto dalla Provincia di Udine e organizzato dall’associazione Terra del Fuoco

 

Una piccola delegazione del Liceo Classico Stellini ha partecipato, nell’anno scolastico 2009/10, al Progetto Treno della Memoria, sostenuto dalla Provincia di Udine e organizzato dall’associazione Terra del Fuoco. Il programma – seguito da 10 studenti, in prevalenza dell’ultimo anno di corso, e dall’insegnante referente dell’iniziativa, prof. Francesca Venuto - si è articolato in una serie di incontri e conferenze preparatorie al viaggio in Polonia che si è svolto dal 4 al 10 febbraio scorso, avente come meta la città di Cracovia e, tappa centrale dell’iniziativa, la visita al lager di Auschwitz-Birkenau. A ciò sono seguiti ulteriori momenti di riflessione, oltre all’uscita in alcune località della Regione Friuli Venezia Giulia in cui si sono svolti complessi avvenimenti relativi al confine orientale, prima, durante e immediatamente dopo la II Guerra Mondiale (Malghe di Porzus e Foiba di Basovizza).

In questa sezione della Cornucopia si è voluto dar conto, sia pur sinteticamente, di quanto è stato svolto in tale occasione tramite un power-point che raduna le immagini e le testimonianze – predisposte dai partecipanti – relative ai vari momenti del Progetto.

Si è voluto inoltre allegare il testo – presentato nell’incontro conclusivo tenutosi in Palazzo Belgrado, sede della Provincia di Udine, il 14 maggio scorso - redatto dai 10 ragazzi coinvolti, che rappresenta un compendio delle riflessioni elaborate da questi studenti a seguito dell’intero Progetto.

 

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L’esperienza del Treno della Memoria – dall’emozione alla riflessione
 

Polonia. Treno della memoria. Centinaia di ragazzi hanno affrontato questo viaggio […]  che ha lasciato in tutti noi emozioni diverse e spesso contrastanti. [Enrico]

Già la visita alla Risiera di San Sabba a Trieste ci aveva preparati all'esperienza che avremmo intrapreso: una giornata grigia, umida e fredda, indicata per calarsi nello stato d'animo adatto. Nonostante questo preludio credo che però nessuno di noi […] abbia avuto le stesse forti emozioni che di lì a poco si sarebbero vissute in Polonia. [Stefano]

[…] Per me è stato un viaggio che ha costruito la memoria stessa, mettendo insieme racconti, foto, luoghi e sensazioni particolari che prima del nostro arrivo [a Cracovia] erano solo  nella nostra mente, ancora sospesi tra mille altri pensieri. Ma appena abbiamo messo piede nei campi di concentramento di Auschwitz-Birkenau tutto quello che ritenevamo mostruoso solo a pensarsi ha trovato corrispondenza nella realtà. [Massimo]

Il ghetto ebraico di Cracovia, Auschwitz e Birkenau, avvolti nel loro tetro gelido silenzio, hanno colpito duramente i nostri cuori stringendoli in una morsa che è stato difficile sciogliere. (Enrico)Ad Auschwitz c'era la neve, la temperatura era sotto zero, e il cielo grigio annunciava quel senso di oppressione e di sgomento che ha accompagnato molti di noi in quel giorno. Il filo spinato, gli edifici, i viali e persino il silenzio sembravano raccontare la storia delle migliaia di persone che erano passate in quel campo. [Massimo]

E’ passato [trascorso] tempo dai passi percorsi attraverso i cancelli di Auschwitz.
Sono dieci, quei passi, li ho contati uscendo da quello stretto e fatale interstizio tra le due porte della torre principale. 

Di dieci semplici passi, a volte, è fatta la libertà, ho pensato […] 

Uno strano silenzio è calato in me al ritorno […] un silenzio privato, che cercava di isolare quel ricordo […]. Non volevo confondere la mia memoria con le altre […]

Ho [ricostruito pian piano ciò che avevo provato]. Ho attraversato tutte le emozioni. Sono passato da un'iniziale curiosità, da un interesse freddamente storico, davanti al famoso cancello, [quello con la terribile scritta] fino a qualcosa di più, che si è fatto avanti man mano che la neve sprofondava sotto i miei piedi, e camminavo. La sorpresa e lo stupore, quindi, mi hanno risvegliato da quel distacco razionale, mentre mi accorgevo della stupenda e ingiusta libertà che avevo io, in quel momento, su strade solcate da piedi scalzi e morituri pochi decenni fa. Ed ecco, subito dopo, la tristezza, ed il dramma provato emotivamente ma anche fisicamente per il solo gesto di alzare gli occhi; una tristezza infinita, […] poco prima che la rabbia, grande e incontrollabile, prendesse piede. L’ho esplicata nella scelta, tra tante fotografie, di un detenuto: Piotrowski era l'unico, l'unico arrabbiato, in mezzo a decine di facce impietrite, […] angosciate,  assenti. Accanto a quei volti sconfitti, quel ragazzo semplice e dai lineamenti duri guardava l'obiettivo della macchina fotografica con occhi ancora vivi, ancora instancabilmente ribelli al carnefice, ancora con qualcosa da dire [Andrea].

Auschwitz I all’apparenza mi è sembrato un villaggio: case [di mattoni] rossi, innevate, una a fianco all’altra. In realtà sono gabbie […]. Uomini e donne: tutti erano imprigionati in questo posto e sottoposti a lavori, a situazioni indescrivibili [Marta Zolli]

Auschwitz I con il suo assetto ordinato, il senso permanente dell'organizzazione tramite strutture [regolari] e  cortili innevati, trasmette il senso dell’atroce fatica e dello

sfruttamento dei detenuti spinto fino alle più inumane conseguenze [Stefano].
 

Quel giorno camminando sulla neve provavo a immaginare: chiudendo gli occhi e tendendo le orecchie si potevano “vedere” quelle povere [parvenze di] persone mentre lavoravano, sentire le urla di dolore e [i loro gemiti] di disperazione. [Marta Zolli]

Mentre camminavo all’interno del campo mi ha invaso un senso di vuoto e di colpa. Procedevo in quei luoghi che erano stati teatro di violenze orribili e di morte [cercando di immaginare] ciò che vi si era consumato [...] ma non ci riuscivo e questo mi faceva stare male perché mi sembrava di tradire il sacrificio e il dolore di quelle che erano un tempo persone. […] Non potevo, pur sforzandomi, rendermi conto pienamente di ciò che esse avevano provato, perché io visitavo quei luoghi con indumenti pesanti, con lo stomaco pieno, con la mia identità inviolata, senza subire violenze, assieme ai miei amici. [Chiara]

Non ricordo di aver avuto pensieri molto razionali durante la vista, solo domande, moltissime domande insistenti come falene e per la  maggior parte senza risposta […]

Sono state persone che sembravano assolutamente normali a creare questo inferno […]

[e poi] in che senso si sarebbero orientate le mie scelte e le mie azioni se fossi vissuta in quel periodo? Me lo chiedo sempre […] [Eva].

 

L’aspetto della visita ai campi […] che mi ha segnato maggiormente è stato il loro essere concepiti come vere e proprie macchine della morte, dove ogni parte del processo di distruzione delle persone aveva un fine: i capelli usati come filo per creare tessuti, le ceneri per concimare i terreni, i beni confiscati per arricchire la Germania... Mi ha impressionato la freddezza con cui la mente umana ha concepito tali meccanismi. E’ stato difficile credere si siano potuti compiere gesti così abominevoli nei confronti dei propri simili [come il] processo di

annientamento [della persona], uno dei più orribili che un uomo possa provare: […] ti priva della forza per contare su te stesso e, facendo leva su di essa, per riuscire a combattere. Mi è rimasto inoltre impresso nella mente il fatto che i bambini nati all’interno del campo, anche dopo la liberazione, credessero che il loro nome corrispondesse al numero che i nazisti avevano loro assegnato e tatuato.  [Chiara]

[…] quando credevamo che il peggio fosse passato, […] ecco che ci ritroviamo nel campo di sterminio di Birkenau.

Là il freddo era ancora più pungente, ed era facile perdersi con lo sguardo tra la distesa di baracche che emergevano dalla neve. Sapevamo bene che  Birkenau era un campo di sterminio, sapevamo cioè che chi arrivava lì [era destinato a morire]. Abbiamo provato ad immaginare ma ci siamo spaventati mentre camminavamo a fianco dei binari del treno. [Massimo]

E’ stato […] al secondo campo che la forza delle emozioni iniziali è stata lentamente sostituita dall'angoscia, dalla solitudine. Ero sempre più senza fiato, mentre la repulsione verso tutti mi faceva cercare la solitudine […] Mi sono allontanato dal gruppo […] mi sono lasciato naufragare in quel pallido giorno d’inverno […]

Per minuti che ancor oggi mi sembrano ore non ho provato più nulla. Ne' fastidio, ne' disgusto, ne' odio, ne' rabbia, ne' angoscia. Ansimavo nella neve.  [Andrea]

Primo Levi aveva ragione nel dire che se i lager fossero durati più a lungo sarebbe nato un nuovo linguaggio, perché quello che siamo abituati ad usare è inadeguato a descrivere ciò che avveniva al loro interno. In effetti, una delle prime cose che mi sono venute in mente a Birkenau è che il linguaggio fosse stato stravolto. […] Birkenau significa “villaggio delle betulle”, se ben ricordo.

La cosa mi è sembrata di un’atroce ironia: dovrebbe essere bello vivere in una terra piena di betulle, e invece … Ho avuto l’impressione che in quel luogo si fosse raccolto tutto il dolore del mondo.

Il campo era immenso, in qualsiasi direzione si volgesse lo sguardo non se ne vedeva la fine: solo file e file di baracche e recinti di filo spinato. Si aveva quasi l’impressione che il resto del mondo fosse scomparso, o almeno io immagino che i deportati l’abbiano percepito in questo modo. [Eva]

 

[Nella] sala all’interno del campo di Birkenau […] sono contenute le foto delle vite dei deportati prima di essere rinchiusi nei lager: Migliaia di sorrisi e di vite spezzate, persone che all’improvviso sono state private di quello che per me appariva fino a quel momento come la cosa più banale e scontata, ossia una vita normale. [Chiara]

 

[…] sogni, progetti, speranze … tutto distrutto, tutto inghiottito  … Ho pensato ad un mondo che sarebbe potuto essere e non è stato. Poi non sono riuscita a pensare più a niente. [Eva]

Poi, ho visto le foto. Foto di ragazzi come me […], foto di famiglie come la mia, foto di classi, foto di automobili fiammanti e di giocattoli mai più rivisti. Guardandole, mi sono ridestato da quella catarsi dolorosa. Ho pianto tutte le mie lacrime. Ho pianto perché accanto alla foto c'era la carriola adibita alle ceneri, ho pianto perché quelle foto erano rimaste sole, ho pianto semplicemente perché vedevo gente, persone normali, che avrebbero potuto fare e dire cose, e a loro non è stato concesso di farle. Ho pianto […] perché l'ingiustizia è difficile da sopportare, se non si è già del tutto vinti dal […] cinismo. [Andrea]

Credo di aver lasciato molte lacrime su quella neve, non mi vergogno ad ammetterlo: ma ho anche ricevuto [qualcosa] che è ora parte di me e che porterò dentro di me per sempre. Qualcosa che tutti dovrebbero conservare […]  [Marta Zolli].

[e dopo] una toccante cerimonia di commemorazione delle vittime della ferocia nazifascista […] [Stefano].

Credevo che me ne sarei andato così, con le lacrime ed il volto sfigurato dall'espressione di dolore ormai pietrificatasi, ma non è andata in tal modo.Sono uscito fuori, ormai da solo  -ero rimasto infatti indietro a tutti- : [ho avvertito] un lieve raggio di sole oltre gli alberi, […] [un] tenue raggio, che porta con sé tutti i colori che ci è dato percepire.

Avevo visto la morte, e ho pensato alla vita.

Ho visto l' odio, e ho pensato all'amore.[…] a noi è stato concesso di conoscere la vita, la fortuna di continuare a esistere, verso un domani fatto di colori. Sono i colori che hanno sconfitto il buio di Auschwitz e di quegli anni, lasciando [man mano] dietro di loro il ricordo e tanto silenzio.

[…] Anni dopo si sarebbero alzati canti di libertà, di pace e di amore nel mondo, e questa è stata la vera sconfitta di Auschwitz.

Adesso quel campo è vuoto, coperto solo di neve e di passi, i nostri, che sono quelli dei testimoni. Il vero significato di quel monumento non è la prigionia, ma rivendica la libertà: la vita, non la morte. […]

Solo il sorriso che insegnano quelle foto ci porterà lontano, solo quella forza vitale che sembrano suggerirci quei personaggi in bianco e nero: loro non hanno vissuto, noi possiamo e troppo spesso ce ne dimentichiamo.

[…] da quella volta mi ricordo sempre che [il sole] comunque c'è, semplicemente oltre le nuvole, e può squarciarle da un momento all'altro.

 [Andrea]

 

[Ho provato] difficoltà nel mettere per iscritto delle emozioni per le quali mi sono sentito insignificante nel solo tentativo di capirle davvero, [tuttavia riordinare] le proprie impressioni non solo può essere d'aiuto [ad altri] ma fornisce una ipotesi di lavoro concreta di comprensione anche per se stessi. […] credo sia necessario porre una parola riassuntiva dell'esperienza fatta in Polonia: fatica. Una fatica fisica, che aiuta a porsi con semplicità di fronte alle cose, ma soprattutto una fatica che definirei intellettuale.

Mi sono infatti trovato in difficoltà più di una volta durante il viaggio in quanto la [sensazione di] sproporzione nei confronti delle esperienze particolarmente intense che abbiamo vissuto mi ha impedito sul momento di dare un giudizio critico sugli avvenimenti in quanto sopraffatto da un odio spontaneo per tali orrori e proprio per questo motivo ho trovato davvero utili i momenti di riflessione e di ricapitolazione compiuti con Gaetano o più semplicemente tra di noi. [Matteo]

 


 

Il maggior pregio del viaggio è stato quello di proporre una sensazione di vicinanza tra noi e quel periodo […] con tutti coloro che l’hanno vissuto.

E’ [stato] confortante potersi confrontare con altri ragazzi e con gli stessi accompagnatori, che – essendo così giovani – sono molto vicini a noi, e riscontrare in loro le stesse sensazioni, emozioni, opinioni [Marta Lovato]

I frutti [delle] visite e le impressioni “a caldo” sono state raccolte nell'incontro collettivo di tutti i partecipanti al club 'Rotunda'. Personalmente, ritengo quel momento il più costruttivo del nostro itinerario, quello che ha fornito gli strumenti, i tempi e i modi di riorganizzare le emozioni suscitate in noi durante quella permanenza in Polonia, […] insegnandoci a giudicare il singolo in quanto tale, per quello che è davvero, non per l'appartenenza ad una 'razza', che in fondo è una sola, quella umana. [Stefano]

Avevo letto e sentito [più] testimonianze, ma l’esserci di persona, l’aver camminato su quella terra, l’aver visto quei luoghi è tutta un’altra cosa.

Mi chiedono: “Sei stata ad Auschwitz? Come è stato?”. Che dovrei rispondere? […] … che si può dire? E’ un’esperienza che tutti dovrebbero fare perché ti lascia molto dentro. Però chi la intraprende deve sentirsi pronto ad affrontare un viaggio del genere.  [Marta Zolli]

L’esperienza del “Treno della memoria”  e tutte le attività connesse a questo progetto si sono […] configurate come una grande opportunità di crescita, sotto ogni aspetto, da quello prettamente culturale, […] a quello più personale ed umano, soprattutto per la natura stessa del progetto nel quale noi ragazzi abbiamo potuto confrontarci, discutere e -non ultimo - anche divertirci creando una vera e propria comunità viaggiante unita dallo stesso interesse, quello di vedere, osservare, capire ed elaborare uno

degli eventi più tragici e drammatici della nostra Storia, per diventare poi testimoni e custodi di una memoria che per noi è diventata indelebile.

Durante gli incontri di preparazione al viaggio in Polonia e successivamente con la visita a Porzus e alla Foiba di Basovizza, ho colto l’importanza di queste iniziative […]. In particolare, le parole del professor Roberto Spazzali mi hanno permesso di capire la responsabilità che i giovani hanno nel diventare testimoni di questi fatti a noi anche molto vicini – nel tempo e nello spazio - e soprattutto la fortuna che la nostra generazione, rispetto a quelle che ci hanno immediatamente preceduto, ha nell’avvicinarsi allo studio del passato […] .Troppe volte, infatti, il mondo della storiografia si è fatto condizionare nelle sue analisi, indagini e riflessioni, da forti retaggi ideologici, […] impedendo così, il più delle volte […],  di fare luce e fornire spiegazioni quanto più oggettive su molti eventi, soprattutto su quelli avvenuti nel XX secolo.

Il risultato è stato di quello di classificare e distinguere, da una parte e dall’altra, eventi tragici come genocidi, massacri e stermini a seconda dell’appartenenza politica dei carnefici, commettendo così il gravissimo errore di non onorare dovutamente le vittime di tali follie e non esaltare quel valore universale per cui molte di loro sono morte: la libertà. Per questo noi giovani […] grazie anche all’impegno di associazioni come Terra del Fuoco, abbiamo la possibilità di superare questi rigidi dualismi […], diventando così i testimoni di una memoria storica più rigorosa, fondamentale punto di partenza in vista della costituzione di una società [più giusta e democratica].

L’esperienza del Treno della Memoria dunque si conclude, ma ha inizio il nostro percorso di cittadini, consapevoli dell’importanza del valore del ricordo e della memoria, e di testimoni degli ideali di libertà e uguaglianza, per i quali nel corso di quei tragici eventi milioni di persone hanno versato il loro sangue. [Giovanni].

Matteo Berti, Massimo Bertoli, Marta Lovato, Stefano Maccioni, Enrico Merlino, Andrea Nocerino, Chiara Scialino, Giovanni Tonutti, Marta Zolli, Eva Zucchiatti

Liceo Classico “J. Stellini” - Udine, maggio 2010

 

 
 
 
 
 

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