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La Cornucopia

Una nuova Beatrice:Salvezza e grazia per Dante  (Purgatorio XXXI)

Dante, insieme con Virgilio e Stazio, è in cima alla montagna del Purgatorio, nel Paradiso Terrestre:
è un luogo meraviglioso, attraversato da un gradevole venticello, ornato di alberi rigogliosi e allietato dalla presenza di uccellini che intonano un canto soave.
Dante segue Matelda lungo il fiume Lete, quando viene invitato dalla giovane donna a fermarsi e a prestare attenzione a quello che sta per succedere: Frate mio, guarda e ascolta (Purg. XXIX 15).
All’improvviso un forte bagliore attraversa la foresta, mentre una melodia armoniosa si diffonde
nell’atmosfera luminosa: l’aria sottostante i verdi rami della foresta diviene tal qual un foco acceso (Purg. XXX 34) e il dolce suono indistinto di poco prima è ormai riconoscibile come un coro di
voci.

A questo punto inizia una processione simbolica1, aperta da sette candelabri e chiusa da sette vecchi: al centro c’è ―la sempre desiderata, smarrita e ritrovata Beatrice‖ (Boitani) su un carro
guidato dal grifone. Ventiquattro anziani seguono i candelabri cantando un inno a Maria: ―uno di loro, che rappresenta il Cantico dei Cantici, intona tre volte il verso Veni, sponsa, de Libano,2 e gli altri lo seguono quasi in rito gregoriano, immediatamente riecheggiati, come in polifonia, dai moltissimi angeli presenti, che pronunciano Benedictus qui venis (Boitani). 3
Per immaginare tale spettacolo che si presenta di fronte agli occhi di Dante ci siamo affidati alle illustrazioni della processione. Infatti da sempre la Commedia ha suscitato grande interesse nell’animo di artisti appartenenti alle epoche più disparate, i quali hanno cercato di dare forma
attraverso l’arte figurativa ai versi danteschi. Ogni pittore, dai miniaturisti a Glaser, si è espresso in un suo particolare linguaggio.

Nel MS. Holkham misc. 48 p. 108, ad esempio, l’abile miniaturista ha cercato di rendere l’intera processione, fornendone un quadro generale e complessivo, una visione dall’alto, seppur molto dettagliata e particolareggiata. La processione è aperta, a partire da destra verso sinistra, dai sette candelabri, tre nella parte superiore e quattro in quella sottostante, seguiti da quindici anziani (inluogo dei ventiquattro del testo dantesco), vestiti con un candido velo, alcuni con la testa cinta di corone di candido giglio, altri reggendo nelle mani un libro aperto, rivolgendo tutti lo sguardo verso l’alto, e intonando all’unisono l’inno celestiale. Spicca al centro della miniatura, alle spalle degli anziani, il grifone, la doppia fiera- in cui sono ben visibili entrambe le nature, la testa e le ali di aquila, il corpo di leone -, che trascina dietro a sé il carro e sul quale appare un angelo con un abito di un viola molto acceso.
Alla destra del carro (ponendosi in qualità di spettatore dinnanzi ai candelabri, dallo stesso punto di vista da cui lo stesso Dante osserva la processione) si trovano le tre virtù teologali, vestite dei rispettivi colori; mentre, a sinistra, ci sono le quattro virtù cardinali, vestite di bianco.
Ai quattro angoli del pertrattato nodo ci sono gli Evangelisti, raffigurati per mezzo degli animali che li caratterizzano: Marco, il leone, Matteo, l’angelo, Giovanni, un’aquila e Luca, un bue.
Dietro al carro (e non su di esso) troviamo Beatrice, vestita (diversamente dalla descrizione delle terzine del poeta) di viola e col capo cinto di un velo bianco, che però non cela i tratti angelici del suo volto.
Alla destra della miniatura si conclude la processione: si identifica facilmente la figura di un guerriero, con una spada in mano, simbolo delle Epistole Paoline.
Seguono poi gli ultimi seniori del corteo, che è rappresentato su fondo monocromo e avanza su un terreno arido e brullo, dove qua e là cresce una scarsa vegetazione.


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