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Dante, insieme con Virgilio e Stazio, è in cima
alla montagna del Purgatorio, nel Paradiso
Terrestre:
è un luogo meraviglioso, attraversato da un
gradevole venticello, ornato di alberi
rigogliosi e allietato dalla presenza di
uccellini che intonano un canto soave.
Dante segue Matelda lungo il fiume Lete, quando
viene invitato dalla giovane donna a fermarsi e
a prestare attenzione a quello che sta per
succedere: Frate mio, guarda e ascolta (Purg.
XXIX 15).
All’improvviso un forte bagliore attraversa la
foresta, mentre una melodia armoniosa si
diffonde
nell’atmosfera luminosa: l’aria sottostante i
verdi rami della foresta diviene tal qual un
foco acceso (Purg. XXX 34) e il dolce suono
indistinto di poco prima è ormai riconoscibile
come un coro di
voci. |
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A questo punto inizia una processione
simbolica1, aperta da sette candelabri e chiusa
da sette vecchi: al centro c’è ―la sempre
desiderata, smarrita e ritrovata Beatrice‖ (Boitani)
su un carro
guidato dal grifone. Ventiquattro anziani
seguono i candelabri cantando un inno a Maria:
―uno di loro, che rappresenta il Cantico dei
Cantici, intona tre volte il verso Veni, sponsa,
de Libano,2 e gli altri lo seguono quasi in rito
gregoriano, immediatamente riecheggiati, come in
polifonia, dai moltissimi angeli presenti, che
pronunciano Benedictus qui venis (Boitani). 3
Per immaginare tale spettacolo che si presenta
di fronte agli occhi di Dante ci siamo affidati
alle illustrazioni della processione. Infatti da
sempre la Commedia ha suscitato grande interesse
nell’animo di artisti appartenenti alle epoche
più disparate, i quali hanno cercato di dare
forma
attraverso l’arte figurativa ai versi danteschi.
Ogni pittore, dai miniaturisti a Glaser, si è
espresso in un suo particolare linguaggio.
Nel MS. Holkham misc. 48 p. 108, ad esempio,
l’abile miniaturista ha cercato di rendere
l’intera processione, fornendone un quadro
generale e complessivo, una visione dall’alto,
seppur molto dettagliata e particolareggiata. La
processione è aperta, a partire da destra verso
sinistra, dai sette candelabri, tre nella parte
superiore e quattro in quella sottostante,
seguiti da quindici anziani (inluogo dei
ventiquattro del testo dantesco), vestiti con un
candido velo, alcuni con la testa cinta di
corone di candido giglio, altri reggendo nelle
mani un libro aperto, rivolgendo tutti lo
sguardo verso l’alto, e intonando all’unisono
l’inno celestiale. Spicca al centro della
miniatura, alle spalle degli anziani, il
grifone, la doppia fiera- in cui sono ben
visibili entrambe le nature, la testa e le ali
di aquila, il corpo di leone -, che trascina
dietro a sé il carro e sul quale appare un
angelo con un abito di un viola molto acceso.
Alla destra del carro (ponendosi in qualità di
spettatore dinnanzi ai candelabri, dallo stesso
punto di vista da cui lo stesso Dante osserva la
processione) si trovano le tre virtù teologali,
vestite dei rispettivi colori; mentre, a
sinistra, ci sono le quattro virtù cardinali,
vestite di bianco.
Ai quattro angoli del pertrattato nodo ci sono
gli Evangelisti, raffigurati per mezzo degli
animali che li caratterizzano: Marco, il leone,
Matteo, l’angelo, Giovanni, un’aquila e Luca, un
bue.
Dietro al carro (e non su di esso) troviamo
Beatrice, vestita (diversamente dalla
descrizione delle terzine del poeta) di viola e
col capo cinto di un velo bianco, che però non
cela i tratti angelici del suo volto.
Alla destra della miniatura si conclude la
processione: si identifica facilmente la figura
di un guerriero, con una spada in mano, simbolo
delle Epistole Paoline.
Seguono poi gli ultimi seniori del corteo, che è
rappresentato su fondo monocromo e avanza su un
terreno arido e brullo, dove qua e là cresce una
scarsa vegetazione.
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