VESTALIA

9-15 giugno

Varr. Lat. 6,35; Ov. Fast. 6, 227 e 395; Festo (Armata), (Infula), (Muries), (Quando stercus), (Suffibulum); Plut. Num. 9

Questi giorni sono sacri alle Vestali, le più celebri sacerdotesse di Roma antica. In questo periodo cadono anche, l'undici giugno, le feste Matralia.

In questo periodo le messi sono mature e pronte per il raccolto: le Vestali offrono per questo alla dea Vesta un ringraziamento per la compiuta maturazione delle messi.

Dal 9 al 15 giugno il Penus Vestae, all'interno della casa delle sacerdotesse, rimane aperto e le matrone vi si recano a piedi nudi. Tuttavia esse non sono ammesse nel penetrale, dove si conservano le cose sacre e dove possono entrare solo i sacerdoti; possono accedere solo nella zona esterna, dove si trovano il mortaio, il forno e quanto occorre per fare la mola salsa, focaccia di tritello salato e farro abbrustolito, indispensabile per i sacrifici a Vesta e ad altre divinità. La focaccia rituale dev'essere confezionata secondo un rigido cerimoniale: il farro dev'essere quello raccolto appositamente dalle None alle Idi di Maggio a giorni alterni; le Vestali ne sgranano le spighe, lo pestano e lo macinano; ne fanno quindi una schiacciata, salandola con una salamoia detta Muries, che secondo Festo è fatta con sale pestato e sciolto in acqua, poi prosciugato in forno. La mola salsa si fa anche per i Lupercalia e alle Idi di settembre (Epulum Jovis).

In due calendari antichi, vicino alle date del 9 e del 15 giugno, si leggono le lettere Q. S. D. F., che Varrone e Festo spiegano così: "quando stercus delatus fas", alludendo al rito consistente nel trasportare fuori dal tempio di Vesta lo sterco che si è accumulato nel corso dell'anno. Lo sterco viene portato in un luogo apposito sul Campidoglio, forse nei pressi del tempio di Saturno,l visto che uno degli epiteti del dio è Stercolius. La cerimonia rappresenta un momento di purificazione del tempio, ma si riferisce anche evidentemente alla concimazione dei campi. Invece secondo Ovidio lo sterco viene gettato nel Tevere. In ogni caso la purificazione del tempio segna il compimento dell'opera produttiva della terra e la preparazione di una stagione nuova. Col tempo questo particolare rito sembra perdere d'importanza all'interno delle feste di Vesta.

Vesta (Vesta) è una dea romana di carattere assai arcaico.Corrisponde alla greca Hestia, prima figlia di Crono e di Rea, sorella di Zeus e di Era, vera incarnazione dell'idea di focolare. Anche Vesta presiede al fuoco del focolare domestico. Il suo culto dipende direttamente dal Pontifex Maximus, assistito dalle Vestali. Il suo tempio è rotondo, su modello delle prime capanne del Lazio. Il carattere di arcaicità di questa dea è confermato anche dal suo animale sacro, che è l'asino, animale mediterraneo in opposizione al cavallo, che appartiene al mondo indoeuropeo.

Le Vestali, solo due all'inizio secondo Plutarco, sono sei all'epoca di Servio Tullio, e tante rimangono definitivamente. A capo del gruppo è la Vestale Massima. Il loro prestigiosissimo sacerdozio, cui possono accedere solo fanciulle di ottima famiglia, dura trent'anni, durante i quali esse hanno l'obbligo assoluto della castità. Tuttavia sono molti ed eccezionali i privilegi della vestale: essa è sottratta alla patria potestà (cosa impossibile per qualsiasi altra donna romana) e può, per esempio, fare testamento. La Vestale è sempre vestita di bianco, in testa porta una fascia (infula) e, quando sacrifica, copre la testa con un largo velo quadrato (suffibulum): la vestale così bardata è detta Armata virgo.

Primo dovere delle Vestali è la conservazione del fuoco sacro, durante tutto il corso dell'anno. La cerimonia dell'accensione è in marzo. Secondo Plutarco è ammesso un sistema per questo rito: accendere catturando i raggi del sole mediante un vaso pieno d'acqua; secondo Festo, invece, bisogna confricare un legno di albero fruttifero fino a produrne fuoco, che viene poi portato nel tempio in un vaglio di bronzo.

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