PALILIA
21 aprile
vedi anche 7 luglio
Ov. Fast. 4, 641; Prop.. 4, 1, 19
Con questa festa prosegue una serie di cerimonie agricole iniziate con le Fordicidia del 15 marzo e che continua con le Robigalia.
E' una festa in onore di Pale, che sovrintende alla fecondazione delle greggi e degli armenti. Una parte della festa è dedicata alle bestie, l'altra alle persone.
1) I pastori cominciano all'alba, ornando di alloro la porta dell'ovile, purificando le bestie con acqua spruzzata con rami d'albero e bruciando zolfo, rosmarino e altre erbe, tutti elementi lustrali (purificatori). A Pale vengono offerte focacce, un cestello di sorgo, e latte nello stesso secchio usato per la mungitura. Ogni pastore, rivolto a oriente, per tre volte invoca la divinità, ché sia propizia alla salute e alla propagazione del gregge. Infine viene servita la burranica, pozione di latte e mosto. Il resto della giornata passa tra banchetti e giochi. Alla sera si accendono fuochi di paglia e i pastori li attraversano con un salto (su questa forma di lustratio e sulla sua connessione con la cerimonia di fondazione della città di Roma da parte di Romolo cfr. Dion. Hal. Ant. Rom. 1, 88).
2) Più solenne, la seconda parte delle Palilia è officiata dalle Vestali, che preparano un suffumigio con le ceneri del vitellino estratto ancora feto dalla madre nel giorno delle Fordicidia. Le ceneri sono mescolate a sangue di cavallo(quello sacrificato a Marte nelle Idi di ottobre) e steli di fave. Le fave sono considerate un importante ingrediente di purificazione, perché sono ritenute di appartenenza dei morti tanto che, per esempio, il flamine Diale non può né nominarle né toccarle (Fest. Fabam). Il composto viene distribuito ai cittadini che lo gettano sul fuoco su cui poi saltano tre volte, mentre si spruzzano d'acqua con rami d'alloro.
Pale (Pales) è un semplice genio, numen della vita pastorale e non ha leggende proprie. Ora è descritto come un genio maschile, ora come una divinità femminile.
A questa festa si aggiunge in un secondo momento la celebrazione del Natale di Roma, visto che Romolo avrebbe tracciato le mura della città in questo giorno. Di questa evoluzione resta traccia nei calendari, che aggiungono all'indicazione "Palilia" quella di Roma condita o Natalis urbis. Tuttavia, anche quando la festa dei Palilia è ormai definitivamente associata al Natale di Roma, non si giunge mai a sacrificare in questo giorno cose animate, volendo mantenere incruenta questa festa.