
GIORNI DEI PARENTI DEFUNTI
(PARENTALIA, FERALIA, CARISTIA)
Varr. Lat. 6, 34; Cic. Scaur. 11; Petr. 78, 14; Ov. Fast. 2, 571-616; Fest. (Feralia)
Il 13 febbraio comincia la serie di nove giorni dedicati ai morti e che comprende le feste Parentalia (feste funebri per i parenti defunti), le Feralia (feste per i defunti in genere). Forse va consiederata come connessa alle feste dei morti anche un'altra festa, detta Caristia o Cara cognatorum che si celebra il 22 febbraio e che è comunque una festa di famiglia.
Il giorno delle Feralia è il momento più solenne di tutta la celebrazione; secondo Varrone il nome deriva da inferi "morti" e ferre "portare", perché in quel giorno si portavano cibi rituali alle tombe dei morti. Diversa l'etimologia proposta da Festo, secondo il quale la parola significherebbe "ferire le vittime", anche se pare che in questa festa non siano previsti sacrifici del genere e Ovidio parla solo di semplici offerte di sale e vino che ciascuno fa sul sepolcro di famiglia, perché "parva petunt Manes".
In questi giorni i riti sono celebrati tra parenti e sono interdette tutte le normali attività della vita quotidiana (cessano gli affari, non ci si può sposare, i templi sono chiusi). Si tratterebbe di nove giorni, perché nove sono anche i giorni che intercorrono ordinariamente tra la morte e la sepoltura. I riti per i morti risalirebbero a Enea, personaggio particolarmente devoto nei confronti dei genitori.
Ov. Fast. 2, 657
Il 22 febbraio (Caristia) i parenti riuniti per ricordare i morti della famiglia ne approfittano per rinsaldare i legami di parentela: si cerca di sanare eventuali discordie, si fa una sorta di censimento dei familiari ancora in vita. Durante questa riunione di famiglia si mangia tutti insieme e si fanno offerte di grano, uva, favi, focacce, vino e incenso. In questo giorno non sono ammessi estranei in famiglia.