FESTA DI MARTE
15 ottobre
Plut. Quaest. rom. 97; Festo (Equus), (October equus)
Alle Idi di ottobre si tengono solenni festeggiamenti in onore del dio Marte. Si tratta del maggior festeggiamento celebrato in onore di questo dio. Si immola un cavallo: secondo Plutarco e Festo, perché Marte è il dio della guerra o per ricordare lo stratagemma del cavallo di Troia o ancora per risparmiare il bue, prezioso per l'agricoltura. Secondo altri perché al dio è sacro l'animale che rappresenta la velocità e il corso del Sole.
Il sacrificio sarebbe anche connesso con il ringraziamento per l'ottenuta prosperità delle messi e, nello stesso tempo, con l'invocazione per le future semine. Anche gli Spartani immolavano un cavallo sul monte Taigeto e ne spargevano le ceneri sulla campagna. Allo stesso modo si comportavano i Salentini e anche gli abitanti di Rodi, che gettavano ogni anno in mare quadrighe consacrate al Sole, a somiglianza del suo carro.
A Roma la vittima non era un cavallo qualunque. Si trattava della bestia di destra del carro che era uscito vincitore dai giochi Magni Circenses. Il cavallo viene bardato con serti di pane e viene immolato nel campo di Marte. La coda recisa viene portata di corsa nella Regia, se ne fa stillare il sangue su carboni ardenti; il sangue viene poi raccolto e conservato dalla Vestale Massima in vista della solenne purificazione del 21 aprile, insieme alle ceneri delle Fordicidie. La testa del cavallo viene disputata da due schiere di uomini; la schiera vincente la affigge poi ai muri della Regia.
Il rito avrebbe vita lunghissima, essendo celebrato fino alle ultime propaggini del mondo pagano.