EPULUM IOVIS

13 settembre

vedi anche 1 novembre

Gell. N. A. 12, 8

Questa festa, che si induce solo per congettura dai calendari antichi, sarebbe connessa con la dedica del tempio capitolino.

Quanto all' Epulum, si tratta di un convito sacro a una divinità, e per questo il simulacro della stessa è posto nei pressi della tavola imbandita. La consuetudine del pasto sacro risalirebbe alla più remota antichità. In origine si sarebbe trattato di semplici offerte alla divinità, ma poi il re Numa avrebbe dettato precise disposizioni, come risulta da Plinio (N.H. 32, 10). Secondo Festo (Pollucere) si poteva offrire in queste occasioni: farro, polenta, vino, pane, fichi secchi, carne porcina e di bue, di agnello e di pecora, formaggio, farina di spelta, sesamo e olio, pesci con le scaglie, eccetto lo scaro.

Gellio ricorda un famoso Epulum Iovis, durante il quale Publio Cornelio Africano e Tiberio Gracco, essendo seduti vicini e ispirati divinamente, diventarono amici da nemici acerrimi quali erano stati in precedenza.

 

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