DIVALIA (ANGERONALIA)

21 dicembre

Varr. Lat. 6, 23; Macr. 1,10; Festo (Angeronia); Plin. N.H. 3, 9; Solin. Pol. 1

Non è semplice definire il sacrificio che si compie in questo giorno, perché esso è indicato sui calendari come Divalia ma dagli autori come Angeronalia. Si può supporre che Dia e Angerona siano nomi comuni a una stessa divinità. La prima è già stata ricordata a proposito della solenne purificazione dei campi compiuta dagli Arvali in maggio, ed è la divinità della natura creatrice.

Quanto alla seconda Varrone dice: "Angeronalia ab Angerona cui sacrificium fit in Curia Acculeia et cuius feriae publicae is dies". Secondo Macrobio il sacrificio è inteso a tenere lontani pene e dolori: "(...) quod angores ac animorum sollecitudines depellat" ed è officiato dai Pontefici nel tempio di Voluptia, ossia la Voluttà, rappresentata col dito sul labbro (in atto di silenzio?) e chiamata Angerona.

Secondo Festo l'istituzione del sacrificio risalirebbe invece a un'epidemia di angina e di qui verrebbe dunque il nome.

Infine secondo Plinio e Solino il sacrificio sarebbe dovuto alla necessità di espiare il fallo commesso da Valerio Sorano, quando, per errore, pronunciò il nome arcano della dea tutrice di Roma: questa notizia va connessa con quanto sappiamo intorno al divieto di pronunciare il vero nome della Bona dea.

Tutte queste contrastanti spiegazioni sembrano derivare dal fatto che già gli antichi non sapevano più dar ragione dei due nomi.

Secondo un'interpretazione Angerona sarebbe l'equivalente umano, per così dire, di Dia. In questo senso Angerona, venerata nel tempio della Voluttà, rappresenterebbe la natura creatrice dell'uomo, quando questo si congiunge nell'atto carnale. Se questa ipotesi fosse esatta, verrebbe anche superato il problema del doppio nome, rappresentando entrambe le divinità il concetto di creazione

Presentazione

Calendario