DIANA
13 agosto
Ovid. Fast. 3, 269; Val. Max. 1, 2; Festo (Servorum dies)
E' la festa dedicata alla dea Diana Aventina. Sarebbe stata istituita da Servio Tullio, che avrebbe dedicato alla dea un tempio sull'Aventino. Alla festa prendono parte anche i servi, non si sa se in onore di Servio o se per ricordare le concessioni fatte dal re a questa categoria. Al mattino padroni e servi si lavano e si preparano per la festa. Le donne, che nel corso dell'anno appendono tavolette votive nel tempio della dea e le consacrano le proprie vesti, la invocano in questo giorno soprattutto in qualità di Lucina, protettrice dei parti. I cacciatori le dedicano armi e utensili, denti di cinghiale e corna di cervo e conducono al tempio i loro cani, specie se malati. In un secondo momento la folla si trasferisce al tempio di Diana ad Aricia: nel bosco, illuminato dalle fiaccole, si appendono ai rami oggetti di voto
Gli antichi credevano che la dea fosse stata importata in Lazio da Oreste che, giunto nella selva Aricina, avrebbe fondato un nuovo santuario a Diana.
Diana (Diana) è identificata con Artemide, introdotta a Roma attraverso la mediazione delle colonie greche, Cuma specialmente. Tale identificazione nasconde in realtà i tratti di una antica divinità indigena. I suoi due santuari più antichi sono quello di Capua (Diana Tifatina) e quello di Aricia, sulle rive del lago di Nemi presso Roma (Diana Nemorensis).
Lo stesso giorno è anche sacro ai Lari.