CARMENTALIA
11 e 15 gennaio
Varr. Lat. 6, 13;Ov. Fast. 1, 630; Plut. Quest. Rom. 21, 1 e Rom. 17
Festeggiamenti di origine assai antica in onore della ninfa Carmenta, divinità delle fonti e in seguito della predizione.Sarebbe stata Carmenta a predire la grandezza di Roma. E'ancora lei che fissa il destino dei neonati.
Le cerimonie si articolano in due giorni, forse per ricordare gli originari festeggiamenti resi alla ninfa da due diverse popolazioni poi fusesi nel popolo romano. Carmenta è festeggiata dalle donne e specialmente dalle partorienti. Ha un sacerdote speciale, il flamen carmentalis. Le offerte sono rigorosamente di origine vegetale. Nel suo tempio è vietato inoltre introdurre oggetti in pelle (anche solo indossare calzari di cuoio), perché questo sarebbe di cattivo aupicio per il nascituro, visto che la pelle proviene in ogni caso da un animale morto.Carmenta si presenta in due versioni: Prorsa, per i parti normali, e Postverta, per i parti podalici.
Secondo Plutarco le matrone romane hanno dedicato un tempio a Carmenta per festeggiare il ripristino della norma che concede loro di usare il cocchio. La concessione era stata fatta per ripagarle di aver offerto i loro gioielli all'erario al tempo della guerra con Veio. Tuttavia il permesso era stato poi revocato dalle celebre legge Oppia, una legge suntuaria che, durante il difficile periodo delle guerre puniche, tentava di arginare il lusso e le spese eccessive. Allora le matrone, infuriate, avevano deciso uno sciopero del sesso, giungendo persino (Ovidio) a provocare parti prematuri, pur di punire i mariti. Una volta nuovamente autorizzate a girare in carrozza, avevano ripreso a figliare felicemente.
Il nome della ninfa andrebbe ricondotto a carmen, "canto magico", perché la Carmenta possiede il dono della profezia. Secondo alcune interpretazioni sarebbe la moglie di Evandro, morta vecchissima a 110 anni, suo figlio l'avrebbe seppellita ai piedi del Campidoglio presso la Porta Carmentale, appunto.