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Ricordo della professoressa Eda Duriavig

Sai dirmi, o Socrate, se la virtù può essere insegnata?
o se non può essere insegnata,
ma se può solo essere prodotta con l’esercizio?

(PLATONE, Menone, 70a)
 

È stato molto doloroso partecipare all’ultimo incontro con la nostra collega Eda Duriavig nella chiesa del Sacro Cuore, gremita di persone per il suo funerale. È stato molto doloroso salutarla per l’ultima volta, senza poterla abbracciare, scambiare con lei le attenzioni affettuose consuete tra persone che tutti i giorni si incontrano e incrociano nell’andirivieni delle lezioni scolastiche.
È accaduto in questi giorni ciò che non si vorrebbe accadesse mai: la morte prematura di un’insegnante, una collega, ben lontana per età dalla conclusione del servizio.
Sapevamo che nelle ultime settimane Eda era gravemente ammalata, ma ci nascondevamo l’ipotesi che la gravità della malattia potesse essere irreversibile. Invece siamo stati costretti a fare i conti con la realtà, straziante e crudele. Non potendo farle visita, le abbiamo inviato innumerevoli messaggini, per farle sentire la nostra vicinanza e il nostro calore, sempre vigili nell’attesa di ricevere buone nuove.
Quando alla fine abbiamo capito la verità, ci siamo preoccupati di comunicare con cautela ai suoi alunni quanto si andava preparando, perché non fossero colti all’improvviso da una notizia drammatica e dura.
Il momento tanto temuto è arrivato. Eda è morta nella notte, nelle prime ore di una domenica di febbraio, quasi fosse una sua scelta quella di non turbare la routine quotidiana delle lezioni.
Gli alunni, soprattutto i più grandi della III E e della III G, prossimi ormai agli esami di maturità, sono stati fra i primi a saperlo, hanno fatto circolare la notizia, hanno riannodato e rinforzato il legame fra ex compagni di annate diverse, facendo rimbalzare la voce di amico in fratello.
Noi docenti ci siamo sentiti sbigottiti e smarriti.
Eda era una donna esile fisicamente, ma ferma e autorevole nelle sue scelte: non esitava a far valere i propri giudizi, a sostenere con ragionevoli argomenti le proprie convinzioni. Il suo stile, però, era improntato a pacatezza, non si esponeva, non emergeva con toni altisonanti. Era raro sentirla intervenire davanti alla platea dei collegi docenti, preferiva la comunicazione diretta negli ambiti più circoscritti del dipartimento, o dei consigli di classe, o della commissione autonomia.
Insegnava la matematica e la fisica con la passione dei cultori più genuini, convinta com’era profondamente del ruolo basilare di queste materie nella formazione del pensiero, nello sviluppo dell’attitudine scientifica e della capacità di giudizio.
Arrivata al Liceo Stellini dieci anni fa, accettò senza esitazioni la cattedra del corso E sperimentale “Brocca”, ora “Sperimentazione autonoma”, e da quel momento ha coltivato e difeso la formula del potenziamento delle materie scientifiche, in primis la matematica, accanto a quelle linguistico-letterarie tipiche dell’indirizzo umanistico.
Nell’intento di infondere negli allievi il piacere di misurarsi con il linguaggio della disciplina e con la risoluzione di problemi complessi, ha coordinato con dedizione la loro partecipazione alle gare nazionali di matematica e alle sessioni del “Kangourou”, creando anche una vera e propria squadra di istituto. Viene in mente, inoltre, la convinzione con cui promosse, qualche anno fa, la presenza degli alunni della scuola a una rappresentazione teatrale intitolata “Zio Petros e la congettura di Goldbach”, prodotta da “Il Giardino di Archimede” di Firenze: era un modo per favorire la curiosità e l'interesse dei giovani discenti verso il tema della ricerca astratta, filtrato attraverso la narrazione di un'esperienza di vita.
La nostra collega Eda Duriavig era così fatta: era esigente con i suoi discepoli, ma con atteggiamento misurato ed equilibrato li circondava di affetto, fornendo loro con generosità gli strumenti e gli stimoli per apprendere il metodo più adatto all' “imparare a imparare”.
Ora che l’abbiamo perduta, sentiamo crescere in noi il rimpianto per la sua presenza discreta, ma comunicativa e collaborativa; non possiamo sottrarci all’impegno di rispettare l’eredità intellettuale, didattica, umana che ci ha lasciato.
Ci stringiamo ai nostri alunni, che con la loro partecipazione numerosa e sincera hanno dimostrato di amarla e di nutrire verso di lei un sentimento di gratitudine che non si cancella.

Ciao, Eda, con amicizia

Francesca Noacco
Coordinatrice del Consiglio di classe della III E,
e tutti i colleghi del Liceo-Ginnasio “Jacopo Stellini”


Udine, 13/02/2010
 

 
 
 
 

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