liceo classico statale jacopo stellini udine

 

 

 

In primo piano

24/27 aprile 2010

Viaggio–pellegrinaggio ai campi di concentramento e sterminio nazista di Buchenwald e Mittelbau-Dora, le allieve e gli allievi dello STELLINI RACCONTANO

 

Quest’anno il viaggio della Memoria si è svolto in aprile: dodici allieve e allievi dello Stellini hanno visitato i campi di sterminio di Buchenwald e Mittelbau-Dora in compagnia di altri cento loro coetanei provenienti da scuole della provincia di Udine e di Pordenone. La cosa più interessante è stata quella di fare quest’esperienza con gli ultimi deportati che hanno raccontato le loro commoventi storie di giovani vissuti durante il nazifascismo che hanno combattuto e vinto; accanto ai sopravvissuti per tutto il viaggio sono stati presenti con la memoria e il ricordo coloro che invece  in quei campi sono rimasti, lasciando lì le loro ceneri evidenti e vive in una rigogliosa natura che contrasta con quei luoghi di morte, le cose che seguono sono memorie visive e scritte di giovani di oggi che ricordano indelebilmente i giovani di allora, giovani di oggi che con la loro riflessione fanno sperare che forse non tutto è perduto, che morire per la libertà ha un senso per vivere nella pace e nella democrazia.

Maria Mittiga (referente del progetto "I giovani e la memoria" )


 


 

 

 

Le foto e il video si riferiscono al concerto eseguito davanti al forno crematorio di Dora il 25 Aprile 2010.
Violoncellisti: Camilla COvazzi e Francesco Pinosa
Violino: Giovanni Di Lena

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DIARIO
 

“Noi abbiamo viaggiato fin qui
Nei vagoni piombati;
noi abbiamo visto partire verso il niente
le nostre donne e i nostri bambini;
noi fatti schiavi
abbiamo marciato
cento volte avanti e indietro
alla fatica muta, spenti nell’anima
prima che dalla morte anonima.
Noi non ritorneremo.”

Primo Levi
Se questo è un uomo, 1947

 

Sabato 24 aprile 2010
Pregustare il sapore di una giornata di riflessione.
Un lungo viaggio alla volta dell’inimmaginabile.
Perché è a questo che servirà: a cercare di comprendere l’incomprensibile.
Ciò che più e più volte ci è stato proposto sotto forma di film, cortometraggi, libri, lettere, testimonianze dirette e non.
E che puntualmente ci ha lasciate sì scosse, commosse ma mai perfettamente consapevoli.
Ricercare la consapevolezza, è questo che vogliamo. Noi vogliamo vedere.

Domenica 25 aprile 2010

L’indifferenza della natura agli orrori compiuti nei pressi del campo di concentramento di Mittelbau-Dora sconcerta: il clima tiepido, il sole alto, il verdeggiare dei prati primaverili. Una calma inquietante stimola la riflessione: la natura dimentica (o se non altro ricopre di verde i ruderi delle baracche). Le gallerie.

L’oppressione, l’angoscia, l’affanno (complici la bassa temperatura e l’umidità sfibrante). Il museo, il monumento, la visita ai crematori.
Il pastrano di un deportato politico francese, i visi smunti delle statue commemorative, i fiori dentro ai forni non bastano.

 

Lunedì 26 aprile 2010

Tempo inclemente, atmosfera lugubre, cielo plumbeo. Forse questo aiuterà. Durante il viaggio verso il campo di concentramento di Buchenwald è la signora Elvia a parlare: la sua storia commuove più delle altre, chissà perché. Forse per la dovizia di particolari, forse per la naturalezza dell’esposizione. Per la prima volta un’immagine concreta, qualcosa di più paradossalmente tangibile rispetto a tutti quei film, a tutti quei racconti, a tutte quelle poesie tanto più sterili quanto più li si analizza. I pensieri si rincorrono, si accavallano, faticano a trovare un ordine. Durante la cerimonia le lacrime di alcuni tra gli ex deportati (e anche le lacrime di alcuni tra gli studenti).

La visita del lager tuttavia ci getta nuovamente nello sconforto: il miraggio svanisce. Nessun immagine concreta: non li vediamo gli internati camminare al nostro fianco, le baracche sono state rase al suolo. Come quando in un sogno si va incontro alla morte ma non la si vede mai e ci si sveglia un istante prima, così l’illusione di poter capire cosa sia successo là, all’inferno.

Martedì 27 aprile 2010
Il viaggio finisce, il racconto continua. Nonostante la stanchezza, nonostante la malinconia non ci permettiamo di rimandare il resoconto dell’esperienza alle famiglie, agli amici, ai conoscenti. Perché pur nella nostra ignoranza, non possiamo permettere che l’orrore della deportazione nazifascista durante la Seconda Guerra Mondiale si cristallizzi e, sterile, perda di concretezza cadendo nell’oblio.

Chiara Spagnol & Camilla Muner
 

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Relazione sul Viaggio-Pellegrinaggio ai di Buchenwald e Mittelbau Dora.
Nei giorni dal 24 al 27 aprile 2010, io e altri undici studenti del Liceo Classico “J.Stellini” di Udine ci siamo recati, prendendo parte all’iniziativa dell’ A.N.E.D (Associazione Nazionale Ex Deportati), in viaggio-pellegrinaggio presso due campi di concentramento della Turingia, nella Germania orientale. Le mete il campo di Buchenwald e uno dei suoi sottocampi, quello di Mittelbau- Dora.
La giornata del 24 aprile è stata dedicata allo spostamento, in pullman, verso la regione tedesca della Turingia e la cittadina di Weimar.
Il secondo giorno era in programma la visita al campo di Dora, campo di concentramento nazista costruito nel 1944 per la produzione delle Wunderwaffe tedesche (le cosiddette “armi miracolose” che, secondo la propaganda nazista degli anni ‘40, avrebbero dovuto cambiare radicalmente il corso del conflitto, che volgeva ormai a favore degli Alleati), in particolare i missili V1 e V2.
Inserito in un paesaggio che noi abbiamo definito quasi bucolico, non resta quasi più niente di questo lager, tranne qualche fondamenta di baracche e la costruzione con i due forni crematori. Dopo una visita all’impianto e dopo il pranzo al sacco offerto dall’ A.N.E.D è stato lì, presso i forni crematori, che ha avuto luogo la prima delle due toccanti commemorazioni in programma ai campi. Sono intervenuti anche gli ex deportati che hanno fatto il viaggio con noi ragazzi. Tutti e quattro sopra gli ottant’anni di età, ma tutti animati e spinti dalla voglia di raccontare a chi non c’era la loro esperienza nei campi, per non dimenticare.
Il rientro all’hotel avviene nel tardo pomeriggio.
Il 26 aprile, invece, è prevista la visita al campo di Buchenwald. Buchenwald è una località della Turingia nella Germania orientale situata su una collina boscosa (Buchenwald significa letteralmente “Bosco di faggi”) a circa otto chilometri da Weimar. Questa località è tristemente nota per il grande campo di concentramento e di sterminio nazista istituito nell'estate del 1937 come luogo di punizione per detenuti politici. Come Dora anche Buchenwald si trova in una bellissima località, su una dolce collina ricoperta da una foresta di faggi e betulle non troppo fitta; il sole penetra lo stesso fra gli alberi e illumina il paesaggio circostante. Davanti all’edificio del campo tante domande fra i ragazzi, ovviamente, ma una certezza: non ci si può rendere conto di quello che è successo in quei posti. Non bastano le testimonianze, né le foto o i libri. E i luoghi sembrano irreali: dolci colline coperte da boschi verdi, aria di primavera e canti di uccellini. Non sempre l’inferno è un posto orrendo. Dora e Buchenwald ne sono la prova. Prima della visita la seconda delle due commemorazioni, presso il memoriale posto prima del campo vero e proprio. Vengono poste da alcuni di noi ragazzi delle corone d’alloro sotto il cippo che ricorda gli italiani periti a Buchenwald. La visita prosegue, poi, con l’entrata nel complesso del campo. Leggiamo all’ingresso:”Jedem Das Seine”, letteralmente “a ciascuno il suo”, una delle scritte che hanno reso tristemente celebri i cancelli dei campi di concentramento (ci ritorna qui alla mente quella celeberrima di Auschwitz: “Il lavoro rende liberi”.). Anche qui una costruzione con ben sei forni crematori e una stanza dove venivano ammassati i cadaveri degli internati morti per gli abusi, la fatica, la fame e le sofferenze giornaliere. Delle baracche restano solo i segni, ma in lontananza ne vediamo una che raggiungiamo. Non è propriamente “originale”: è stata ricostruita in loco nel 1994.
Numerose sono, poi, le targhe commemorative che ricordano le sofferenze dei deportati, la loro nazionalità, il numero dei morti a Buchenwald.
Uscendo visitiamo le celle destinate ai prigionieri politici condannati a morte. Sono “grandi” quanto uno sgabuzzino delle scope, il primo pensiero. Forse un metro per due. Tante rose ci ricordano il passaggio di altre persone che, prima di noi, hanno voluto rendere omaggio a quei detenuti.
Lasciamo il campo, tante domande irrisolte nella mente e tante immagini che non ci lasceranno mai.
Nel pomeriggio la visita alla cittadina di Weimar, uno dei maggiori centri culturali della Germania: vi dimorarono personaggi del calibro di Goethe, Herder, Schiller, Liszt, Wagner e Nietzsche.
Nel 1919 fu sede dell'Assemblea costituente che elaborò la Costituzione tedesca. Inoltre la scuola d'arte Bauhaus, fondata con l'intento di creare una cultura artistica adeguata alle nuove tecnologie e alle esigenze degli uomini, fu creata da Walter Gropius proprio a Weimar, nel 1919.
La visita, guidata, ha toccato la chiesa tardogotica Sankt Peter e Sankt Paul, la casa di Schiller, quella di Goethe e della sua presunta amante Charlotte von Stein, e la biblioteca Herzogin Anna Amalia Bibliothek, una delle prime biblioteche pubbliche d’Europa.
Calabrò Giulia II A
 

Diamo un futuro alla memoria
Dal 24 al 27 aprile 2010 alcuni ragazzi del liceo classico “J. Stellini” di Udine hanno partecipato al viaggio organizzato dall’ANED, Associazione Nazionale Ex Deportati, nei campi di sterminio di Buchenwald e Mittelbau Dora, in Germania.
L’esperienza è stata proposta per far si che le nuove generazioni possano vedere con i propri occhi alcuni dei luoghi del genocidio del popolo ebraico, e possano così assicurare un futuro alla memoria di questa strage.
I ragazzi durante il viaggio sono stati accompagnati anche dai racconti delle esperienze di ex deportati, come il signor Toni e la signora Elsa, che hanno saputo aprirsi con noi ragazzi, raccontando ognuno ciò che aveva vissuto, e permettendoci di entrare in modo sempre più concreto e sentito a quello che era lo spirito del viaggio.
Personalmente trovo che l’esperienza sia stata estremamente formativa, sia per la possibilità di vedere i campi di sterminio, sia per il confronto che abbiamo potuto svolgere con i ragazzi delle altre scuole.
In modo particolare mi ha colpito la visita al campo di Buchenwald,che era il meglio conservato dei due: infatti quando siamo entrati dal cancello del campo, la sensazione che ha attraversato tutti è stata quella di poter finalmente poter riuscire a comprendere quello che è stato lo scenario di una simile tragedia; sembra incredibile, ma solo il fatto di varcare quella soglia e vedere quello spazio sconfinato che aveva ospitato tante baracche piene di deportati ti fa realmente comprendere cosa poteva essere accaduto li:l’impressione che ho avuto è stata quella di essermi sempre fermata sul piano storico, che a quel punto dava l’impressione di essere solamente superficiale, della vicenda.
Inoltre il momento in assoluto più toccante, a mio parere è stato il camminare all’interno del campo, e sapere di calpestare lo stesso terreno di tante vittime, di percorrere la stessa strada di uomini ormai rassegnati a tornare la sera alle baracche, e di chiedersi cosa poteva essere successo sul tratto di strada che ora stavamo percorrendo noi.
Penso che questo campo mi abbia colpito più di quello di Mittelbau-Dora anche per le condizioni atmosferiche in cui l’abbiamo visitato:infatti era una giornata umida e piovosa, ma pur sempre primaverile, il che portava ancora di più a chiedere come i deportati avessero potuto sopportare condizioni tanto dure, aggravate anche da un clima del tutto ostile.
Invece il campo di Mittelbau-Dora non mi ha dato la stessa impressione, e il motivo è molto semplice: questo campo è situato nei pressi di un terreno collinare e boscoso, che a vederlo ora sembra quasi un paesaggio dipinto, e pare quasi una contraddizione il fatto che possa essere stato teatro di tanti orrori.
In conclusione l’esperienza è stata di un forte impatto, sia emotivo per i racconti ascoltati, sia visivo per la visita ai campi e in particolare ai forni crematori; tuttavia trovo che sia stata una occasione per la formazione personale di ognuno di noi, fondamentale per capire l’importanza di quello che oggi viviamo e consideriamo a volte scontato, senza pensare che è il frutto di sacrifici di milioni di persone e di molti anni.
Giulia Battistella II A                                

 

VIAGGIO PELLEGRINAGGIO BUCHENWALD-MITTELBAU DORA
“Diamo un futuro alla memoria”


“Puo stupire che in un Lager uno degli stati d'animo più frequenti fosse la curiosità” con queste parole Primo Levi, testimone dell'olocausto, esordisce in un racconto del 1984. Ma questa semplice frase, a chi ritorna dal pellegrinaggio a Buchenwald- Mittelbau Dora, non appare come un gratuito esordio: infatti tra tutti i sentimenti che in una tale situazione si scatenano dentro il visitatore, la costante è la curiosità che, al di là del disgusto o del raccoglimento, si può leggere sul volto di tutti. Come spiega lo stesso Levi è una curiosità che si nutre di un' unica e ricorsiva domanda: come? Come possono essere state uccise 50'000 persone in meno di 10 anni, solo a Buchenwald. Come avessero potuto i Kapò macchiarsi di quelle colpe così efferate. Come tutto ciò fosse stato possibile, solo a pochi passi da una cittadina dell'Europa dell'est di piccole case rosse. Insomma come in un luogo e tempo cosi vicini a noi il “mondo potesse essere stato capovolto”. Un rovesciamento, questo, che si può cogliere in ogni aspetto dei lager ma che emerge nel ritratto di un umanità stravolta, quella dei prigionieri ma anche quella dei carcerieri. Unico elemento che non era e non è soggetto a questo capovolgimento è la natura, da sempre immobile di fronte all'uomo e soggetta solo alle stagioni. Nelle giornate primaverili del 25e 26 aprile anche noi abbiamo potuto godere di questa natura che adesso, come allora, non si cura dei luoghi in cui soggiorna. Pensiero quest' ultimo che ci accomuna a un altro illustre deportato, Eli Wiesel che nella sua opera “la Notte” ci racconta della bellezza del “bosco di faggi” in primavera( traduzione di Buchenwald, campo in cui il poeta fu deportato come ci testimonia una famosa foto). Una bellezza che al suo sbocciare provocava disperazione in chi, abituato a vivere senza umanità, (ri)scopriva che quell'inferno era circoscritto unicamente al perimetro del campo.
Ma insieme alla testimonianza di Wiesel e di Levi abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare altre voci, meno poetiche ma altrettanto forti che, oltre a fornirci un incredibile testimonianza, ci hanno mostrato una forza inaspettata: le voci dei membri dell' ANED, deportati come prigionieri politici e sopravvissuti. Una voglia di riscatto che non ha trovato uno sfogo nella vendetta ma nella testimonianza e nella ferma intenzione di trasmetterla, soprattutto ai giovani. Esperienze incredibili e terribili che sembrano uscire da un romanzo di avventura e che non vengono nascoste ma urlate. E ciò, perché la paura che vengano dimenticate è forte e, di certo, non infondata, ma soprattutto perché è presente un dovere morale e civile a cui adempiere. Un dovere che obbliga i sopravvissuti a tornare in quei luoghi per spiegare che, pur nell'enorme responsabilità dei singoli individui, essi non sono stati che armi nelle mani di un ideologia che purtroppo non sembra ancora morta.


Gemma Martinuzzi II A

 
 
 
 
 
 
 
 

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