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Le foto e il video si riferiscono al concerto
eseguito davanti al forno crematorio di Dora il
25 Aprile 2010.
Violoncellisti: Camilla COvazzi e Francesco
Pinosa
Violino: Giovanni Di Lena
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DIARIO
“Noi abbiamo viaggiato fin qui
Nei vagoni piombati;
noi abbiamo visto partire verso il niente
le nostre donne e i nostri bambini;
noi fatti schiavi
abbiamo marciato
cento volte avanti e indietro
alla fatica muta, spenti nell’anima
prima che dalla morte anonima.
Noi non ritorneremo.”
Primo Levi
Se questo è un uomo, 1947
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Sabato 24 aprile 2010
Pregustare il sapore di una giornata di
riflessione.
Un lungo viaggio alla volta
dell’inimmaginabile.
Perché è a questo che
servirà: a cercare di comprendere
l’incomprensibile.
Ciò che più e più volte ci è
stato proposto sotto forma di film,
cortometraggi, libri, lettere, testimonianze
dirette e non.
E che puntualmente ci ha lasciate
sì scosse, commosse ma mai perfettamente
consapevoli.
Ricercare la consapevolezza, è questo che
vogliamo. Noi vogliamo vedere. |
Domenica 25 aprile 2010
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L’indifferenza della natura agli orrori compiuti
nei pressi del campo di concentramento di
Mittelbau-Dora sconcerta: il clima tiepido, il
sole alto, il verdeggiare dei prati
primaverili. Una calma inquietante
stimola la riflessione: la natura
dimentica (o se non altro ricopre di
verde i ruderi delle baracche). Le
gallerie. |
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L’oppressione, l’angoscia, l’affanno
(complici la bassa temperatura e
l’umidità sfibrante). Il
museo, il monumento, la visita ai crematori.
Il
pastrano di un deportato politico francese, i
visi smunti delle statue commemorative, i fiori
dentro ai forni non bastano.
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Lunedì 26 aprile 2010
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Tempo
inclemente, atmosfera lugubre, cielo plumbeo.
Forse questo aiuterà. Durante il viaggio verso
il campo di concentramento di Buchenwald è la
signora Elvia a parlare: la sua storia commuove
più delle altre, chissà perché. Forse per la
dovizia di particolari, forse per la naturalezza
dell’esposizione. Per la prima volta un’immagine
concreta, qualcosa di più paradossalmente
tangibile rispetto a tutti quei film, a tutti
quei racconti, a tutte quelle poesie tanto più
sterili quanto più li si analizza. I pensieri si
rincorrono, si accavallano, faticano a trovare
un ordine. Durante la cerimonia le lacrime di
alcuni tra gli ex deportati (e anche le
lacrime di alcuni tra gli studenti). |
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La
visita del lager tuttavia ci getta
nuovamente nello sconforto: il miraggio
svanisce. Nessun immagine concreta: non
li vediamo gli internati camminare al
nostro fianco, le baracche sono state
rase al suolo. Come quando in un sogno
si va incontro alla morte ma non la si
vede mai e ci si sveglia un istante
prima, così l’illusione di poter capire
cosa sia successo là, all’inferno. |
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Martedì
27 aprile 2010
Il viaggio finisce, il racconto continua.
Nonostante la stanchezza, nonostante la
malinconia non ci permettiamo di rimandare il
resoconto dell’esperienza alle famiglie, agli
amici, ai conoscenti. Perché pur nella nostra
ignoranza, non possiamo permettere che l’orrore
della deportazione nazifascista durante la
Seconda Guerra Mondiale si cristallizzi e,
sterile, perda di concretezza cadendo
nell’oblio. |
Chiara Spagnol & Camilla Muner
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Relazione sul Viaggio-Pellegrinaggio ai di
Buchenwald e Mittelbau Dora.
Nei giorni dal 24 al 27 aprile 2010, io e altri
undici studenti del Liceo Classico “J.Stellini”
di Udine ci siamo recati, prendendo parte
all’iniziativa dell’ A.N.E.D (Associazione
Nazionale Ex Deportati), in
viaggio-pellegrinaggio presso due campi di
concentramento della Turingia, nella Germania
orientale. Le mete il campo di Buchenwald e uno
dei suoi sottocampi, quello di Mittelbau- Dora.
La giornata del 24 aprile è stata dedicata allo
spostamento, in pullman, verso la regione
tedesca della Turingia e la cittadina di Weimar.
Il secondo giorno era in programma la visita al
campo di Dora, campo di concentramento nazista
costruito nel 1944 per la produzione delle
Wunderwaffe tedesche (le cosiddette “armi
miracolose” che, secondo la propaganda nazista
degli anni ‘40, avrebbero dovuto cambiare
radicalmente il corso del conflitto, che volgeva
ormai a favore degli Alleati), in particolare i
missili V1 e V2.
Inserito in un paesaggio che noi abbiamo
definito quasi bucolico, non resta quasi più
niente di questo lager, tranne qualche
fondamenta di baracche e la costruzione con i
due forni crematori. Dopo una visita
all’impianto e dopo il pranzo al sacco offerto
dall’ A.N.E.D è stato lì, presso i forni
crematori, che ha avuto luogo la prima delle due
toccanti commemorazioni in programma ai campi.
Sono intervenuti anche gli ex deportati che
hanno fatto il viaggio con noi ragazzi. Tutti e
quattro sopra gli ottant’anni di età, ma tutti
animati e spinti dalla voglia di raccontare a
chi non c’era la loro esperienza nei campi, per
non dimenticare.
Il rientro all’hotel avviene nel tardo
pomeriggio.
Il 26 aprile, invece, è prevista la visita al
campo di Buchenwald. Buchenwald è una località
della Turingia nella Germania orientale situata
su una collina boscosa (Buchenwald significa
letteralmente “Bosco di faggi”) a circa otto
chilometri da Weimar. Questa località è
tristemente nota per il grande campo di
concentramento e di sterminio nazista istituito
nell'estate del 1937 come luogo di punizione per
detenuti politici. Come Dora anche Buchenwald si
trova in una bellissima località, su una dolce
collina ricoperta da una foresta di faggi e
betulle non troppo fitta; il sole penetra lo
stesso fra gli alberi e illumina il paesaggio
circostante. Davanti all’edificio del campo
tante domande fra i ragazzi, ovviamente, ma una
certezza: non ci si può rendere conto di quello
che è successo in quei posti. Non bastano le
testimonianze, né le foto o i libri. E i luoghi
sembrano irreali: dolci colline coperte da
boschi verdi, aria di primavera e canti di
uccellini. Non sempre l’inferno è un posto
orrendo. Dora e Buchenwald ne sono la prova.
Prima della visita la seconda delle due
commemorazioni, presso il memoriale posto prima
del campo vero e proprio. Vengono poste da
alcuni di noi ragazzi delle corone d’alloro
sotto il cippo che ricorda gli italiani periti a
Buchenwald. La visita prosegue, poi, con
l’entrata nel complesso del campo. Leggiamo
all’ingresso:”Jedem Das Seine”, letteralmente “a
ciascuno il suo”, una delle scritte che hanno
reso tristemente celebri i cancelli dei campi di
concentramento (ci ritorna qui alla mente quella
celeberrima di Auschwitz: “Il lavoro rende
liberi”.). Anche qui una costruzione con ben sei
forni crematori e una stanza dove venivano
ammassati i cadaveri degli internati morti per
gli abusi, la fatica, la fame e le sofferenze
giornaliere. Delle baracche restano solo i
segni, ma in lontananza ne vediamo una che
raggiungiamo. Non è propriamente “originale”: è
stata ricostruita in loco nel 1994.
Numerose sono, poi, le targhe commemorative che
ricordano le sofferenze dei deportati, la loro
nazionalità, il numero dei morti a Buchenwald.
Uscendo visitiamo le celle destinate ai
prigionieri politici condannati a morte. Sono
“grandi” quanto uno sgabuzzino delle scope, il
primo pensiero. Forse un metro per due. Tante
rose ci ricordano il passaggio di altre persone
che, prima di noi, hanno voluto rendere omaggio
a quei detenuti.
Lasciamo il campo, tante domande irrisolte nella
mente e tante immagini che non ci lasceranno
mai.
Nel pomeriggio la visita alla cittadina di
Weimar, uno dei maggiori centri culturali della
Germania: vi dimorarono personaggi del calibro
di Goethe, Herder, Schiller, Liszt, Wagner e
Nietzsche.
Nel 1919 fu sede dell'Assemblea costituente che
elaborò la Costituzione tedesca. Inoltre la
scuola d'arte Bauhaus, fondata con l'intento di
creare una cultura artistica adeguata alle nuove
tecnologie e alle esigenze degli uomini, fu
creata da Walter Gropius proprio a Weimar, nel
1919.
La visita, guidata, ha toccato la chiesa
tardogotica Sankt Peter e Sankt Paul, la casa di
Schiller, quella di Goethe e della sua presunta
amante Charlotte von Stein, e la biblioteca
Herzogin Anna Amalia Bibliothek, una delle prime
biblioteche pubbliche d’Europa.
Calabrò Giulia II A
Diamo un futuro alla memoria
Dal 24 al 27 aprile 2010 alcuni ragazzi del
liceo classico “J. Stellini” di Udine hanno
partecipato al viaggio organizzato dall’ANED,
Associazione Nazionale Ex Deportati, nei campi
di sterminio di Buchenwald e Mittelbau Dora, in
Germania.
L’esperienza è stata proposta per far si che le
nuove generazioni possano vedere con i propri
occhi alcuni dei luoghi del genocidio del popolo
ebraico, e possano così assicurare un futuro
alla memoria di questa strage.
I ragazzi durante il viaggio sono stati
accompagnati anche dai racconti delle esperienze
di ex deportati, come il signor Toni e la
signora Elsa, che hanno saputo aprirsi con noi
ragazzi, raccontando ognuno ciò che aveva
vissuto, e permettendoci di entrare in modo
sempre più concreto e sentito a quello che era
lo spirito del viaggio.
Personalmente trovo che l’esperienza sia stata
estremamente formativa, sia per la possibilità
di vedere i campi di sterminio, sia per il
confronto che abbiamo potuto svolgere con i
ragazzi delle altre scuole.
In modo particolare mi ha colpito la visita al
campo di Buchenwald,che era il meglio conservato
dei due: infatti quando siamo entrati dal
cancello del campo, la sensazione che ha
attraversato tutti è stata quella di poter
finalmente poter riuscire a comprendere quello
che è stato lo scenario di una simile tragedia;
sembra incredibile, ma solo il fatto di varcare
quella soglia e vedere quello spazio sconfinato
che aveva ospitato tante baracche piene di
deportati ti fa realmente comprendere cosa
poteva essere accaduto li:l’impressione che ho
avuto è stata quella di essermi sempre fermata
sul piano storico, che a quel punto dava
l’impressione di essere solamente superficiale,
della vicenda.
Inoltre il momento in assoluto più toccante, a
mio parere è stato il camminare all’interno del
campo, e sapere di calpestare lo stesso terreno
di tante vittime, di percorrere la stessa strada
di uomini ormai rassegnati a tornare la sera
alle baracche, e di chiedersi cosa poteva essere
successo sul tratto di strada che ora stavamo
percorrendo noi.
Penso che questo campo mi abbia colpito più di
quello di Mittelbau-Dora anche per le condizioni
atmosferiche in cui l’abbiamo visitato:infatti
era una giornata umida e piovosa, ma pur sempre
primaverile, il che portava ancora di più a
chiedere come i deportati avessero potuto
sopportare condizioni tanto dure, aggravate
anche da un clima del tutto ostile.
Invece il campo di Mittelbau-Dora non mi ha dato
la stessa impressione, e il motivo è molto
semplice: questo campo è situato nei pressi di
un terreno collinare e boscoso, che a vederlo
ora sembra quasi un paesaggio dipinto, e pare
quasi una contraddizione il fatto che possa
essere stato teatro di tanti orrori.
In conclusione l’esperienza è stata di un forte
impatto, sia emotivo per i racconti ascoltati,
sia visivo per la visita ai campi e in
particolare ai forni crematori; tuttavia trovo
che sia stata una occasione per la formazione
personale di ognuno di noi, fondamentale per
capire l’importanza di quello che oggi viviamo e
consideriamo a volte scontato, senza pensare che
è il frutto di sacrifici di milioni di persone e
di molti anni.
Giulia Battistella II A
VIAGGIO PELLEGRINAGGIO BUCHENWALD-MITTELBAU DORA
“Diamo un futuro alla memoria”
“Puo stupire che in un Lager uno degli stati
d'animo più frequenti fosse la curiosità” con
queste parole Primo Levi, testimone
dell'olocausto, esordisce in un racconto del
1984. Ma questa semplice frase, a chi ritorna
dal pellegrinaggio a Buchenwald- Mittelbau Dora,
non appare come un gratuito esordio: infatti tra
tutti i sentimenti che in una tale situazione si
scatenano dentro il visitatore, la costante è la
curiosità che, al di là del disgusto o del
raccoglimento, si può leggere sul volto di
tutti. Come spiega lo stesso Levi è una
curiosità che si nutre di un' unica e ricorsiva
domanda: come? Come possono essere state uccise
50'000 persone in meno di 10 anni, solo a
Buchenwald. Come avessero potuto i Kapò
macchiarsi di quelle colpe così efferate. Come
tutto ciò fosse stato possibile, solo a pochi
passi da una cittadina dell'Europa dell'est di
piccole case rosse. Insomma come in un luogo e
tempo cosi vicini a noi il “mondo potesse essere
stato capovolto”. Un rovesciamento, questo, che
si può cogliere in ogni aspetto dei lager ma che
emerge nel ritratto di un umanità stravolta,
quella dei prigionieri ma anche quella dei
carcerieri. Unico elemento che non era e non è
soggetto a questo capovolgimento è la natura, da
sempre immobile di fronte all'uomo e soggetta
solo alle stagioni. Nelle giornate primaverili
del 25e 26 aprile anche noi abbiamo potuto
godere di questa natura che adesso, come allora,
non si cura dei luoghi in cui soggiorna.
Pensiero quest' ultimo che ci accomuna a un
altro illustre deportato, Eli Wiesel che nella
sua opera “la Notte” ci racconta della bellezza
del “bosco di faggi” in primavera( traduzione di
Buchenwald, campo in cui il poeta fu deportato
come ci testimonia una famosa foto). Una
bellezza che al suo sbocciare provocava
disperazione in chi, abituato a vivere senza
umanità, (ri)scopriva che quell'inferno era
circoscritto unicamente al perimetro del campo.
Ma insieme alla testimonianza di Wiesel e di
Levi abbiamo avuto l'opportunità di ascoltare
altre voci, meno poetiche ma altrettanto forti
che, oltre a fornirci un incredibile
testimonianza, ci hanno mostrato una forza
inaspettata: le voci dei membri dell' ANED,
deportati come prigionieri politici e
sopravvissuti. Una voglia di riscatto che non ha
trovato uno sfogo nella vendetta ma nella
testimonianza e nella ferma intenzione di
trasmetterla, soprattutto ai giovani. Esperienze
incredibili e terribili che sembrano uscire da
un romanzo di avventura e che non vengono
nascoste ma urlate. E ciò, perché la paura che
vengano dimenticate è forte e, di certo, non
infondata, ma soprattutto perché è presente un
dovere morale e civile a cui adempiere. Un
dovere che obbliga i sopravvissuti a tornare in
quei luoghi per spiegare che, pur nell'enorme
responsabilità dei singoli individui, essi non
sono stati che armi nelle mani di un ideologia
che purtroppo non sembra ancora morta.
Gemma
Martinuzzi II A
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